Cultura della Vitalità

Come “essere” un ottimo operatore DBN; ovvero i livelli della realtà e della pratica DBN

Quando consideriamo le cose al primo livello della realtà, possiamo analizzarle secondo le proprietà costanti, fisiche o chimiche; queste proprietà cambiano, però non appena interviene il pensiero.

l’energia-pensiero” o “l’energia-coscienza” sviluppa un campo vibratorio che agisce alla stregua di un’alchimia, nel senso che “cristallizza” o rende manifeste le energie sottili proprie a questo campo vibratorio. Si ha dunque una modificazione degli stati, delle percezioni, delle energie e anche delle proprietà fisiche, chimiche e anche fisiologiche del primo livello.Michel Random “Giappone la strategia dell’invisibile” Luni editrice

Ecco come un “intellettuale” cinquant’anni fa cercava di descrivere quel che succede quando si trascende il piano più propriamente “fisico” dei fenomeni.

Random identifica 2 diversi livelli della realtà: un primo livello della realtà materiale, riconoscibile attraverso un approccio razionale.

E un secondo livello, che cerca (da intellettuale che probabilmente non ha mai praticato) di descrivere definendolo “energia-pensiero” o “energia-coscienza” per poi approdare all’uso del più semplice termine giapponese “qi” (cita anche il “chi”, il “prana”, il “mana” polinesiano, il “pneuma” della tradizione cristiana, la “kundalini”).

Ammette però che “su tale punto il pensiero occidentale si trova veramente in grande difficoltà”.

Finisce per approdare ad un atteggiamento più pragmatico: “un atteggiamento più razionale consiste nell’osservare gli effetti del “qi” in coloro che lo praticano”.

In sostanza propone quello che il “praticante shiatsu (o di altre dbn) evoluto” conosce bene; esistono:

  • il piano della fisicità scientifica analizzata e gestita con controllo razionale
  • il piano del "qi" vissuto a percezione diretta e immediata (senza mediazioni razionali)

È esperienza comune nella pratica delle discipline orientali (dalle arti marziali alle discipline per la vitalità –leggi DBN-) scoprire che, sia nel precorso formativo che nella pratica quotidiana, ci si muova tra questi due livelli.

E' esperienza comune che a volte si operi ad un livello puramente fisico sotto la guida attenta e vigile della mente; e che a volte si trascenda dalla dimensione razionale e che “le cose succedano” a mente vuota in una sfera di pura manifestazione del “qi”.

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Personalmente non amo le schematizzazioni che riducono percorsi evolutivi e fenomeni a pezzi, livelli, stadi, (i tre livelli della pratica, gli otto stadi dello yoga, le 5 trasformazioni ecc.), ma in questo caso è interessante seguire l’autore in questo “riconoscimento” dei 2 livelli della realtà.

Penso che qualsiasi praticante shiatsu (e di altre discipline evolutive) riconosca nella sua pratica questi 2 momenti; quando adotta procedimenti puramente tecnici, analisi fisiologiche e/o energetiche e si fa condurre nella pratica da scelte e strategie elaborate razionalmente e quando “la mente si svuota e le mani vanno da sole” guidate dalla spontanea intuizione che gli antichi cinesi nel “Nei Ching Ling Shu” definivano “gli spiriti che dimorano in lui”.

Ma sbaglia chi pensasse che i 2 livelli sono necessariamente collegati e progressivi; che cioè sia necessario percorrere il primo per arrivare al secondo. Mi sento anzi di affermare che praticare e formarsi al primo livello diventa un serio ostacolo a raggiungere e vivere il secondo livello.

Ma c’è una cosa da aggiungere. 40 anni di pratica e decine di migliaia di ore di insegnamento, mi consentonodi affermare che esiste un terzo livello, ma su questo torneremo più avanti.

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Mi sono chiesto spesso come mai lo shiatsu si sia diffuso in Italia in modo così virale nel ventennio 1985 – 2005, molto più che negli altri paesi, compreso lo stesso Giappone; e poi abbia cessato di espandersi……

Mi sono chiesto altrettanto spesso come mai l’Accademia Italiana Shiatsu Do, la scuola che ho fondato nel 1985, sia cresciuta più di ogni altra scuola in Italia fino a contare nel 2004 oltre 1.800 allievi dei corsi professionali (con 70 istruttori in 50 sedi); probabilmente un numero superiore a quello di tutte le altre scuole messe assieme e poi si sia progressivamente afflosciata….. e parallelamente si sia afflosciato tutto il mondo della formazione shiatsu, tranne pochi significativi esempi.

Superficialmente in passato ho attribuito i 2 fenomeni sopra descritti all’esaurirsi di una “onda lunga” di popolarità (le mode passano) e a problemi di organizzazione e gestione; ma leggendo il testo di Random è riemersa in me una consapevolezza che si era appannata dopo avermi guidato con chiarezza in tutti quegli anni.

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E torniamo ai 2 livelli della realtà descritti da Random, applicandoli alla formazione, in questo caso per lo shiatsu, ma tipiche di ogni processo formativo nelle discipline evolutive.

Nel primo livello la realtà, e la formazione, si muove su un piano materiale, fisico; su un piano controllato dalla dimensione razionale; molte scuole introducono i corsisti all’anatomia e alla fisiologia occidentale con un approccio scientifico; quasi tutte “spiegano i fenomeni”, li analizzano e li interpretano alla luce della medicina tradizionale cinese; si studiano e si cercano i meridiani e i punti; si definiscono “lo stato” dei punti (vuoto –pieno, yin-yang ecc.) , la condizione energetica degli organi-visceri (carico-scarico, kyo-jitsu ecc.), la tipologia delle persone, le condizioni di salute, le risposte e i cambiamenti; si interpretano le relazioni usando schemi suggestivi (i 5 elementi/fasi, la fisiognomica ecc.) ma pur sempre riconducibili ad una interpretazione razionale dei fenomeni, delle persone, delle relazioni.

Nel secondo livello la realtà, e la formazione, si muove su un piano energetico, del ki che si esprime, dei soffi vitali che circolano, del respiro che vivifica il movimento, della postura che libera le risorse vitali, dell’uso rilassato del peso che crea il contatto profondo, della centratura su tandem (tantien, hara) che tutto muove, della condizione di “mushin” (mente vuota) in cui la forza vitale trova lo spazio di creare.

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Nella formazione delle scuole “normali” il primo livello di formazione (materiale/nozionistico/razionale) è quello dominante e lo spazio del secondo livello è costretto ad affermarsi (perché comunque alla fine viene fuori grazie alla pratica) “nonostante” la formazione.

In Accademia l’anatomia e la fisiologia erano banditi; lo studio dei meridiani e in generale la medicina cinese entravano per quel minimo necessario a non frustrare la dimensione razionale e solo in un secondo tempo, ovvero quando il livello di percezione raggiunto dall’allievo già “preservava” dal prevalere dei “giochi della mente”. Si affermava il metodo della “pratica assidua” del kata, il lavoro sulla postura e sulla respirazione per costruire una buona centratura. “Pratica fino a che la mente dimentica e il corpo ricorda” costruendo così la condizione ottimale di solida centratura e mente vuota per una relazione profonda con il “fenomeno vitale” dell’altro, da “pancia a pancia”.

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Scrive Random L’idea del Vuoto si può chiarire in questa maniera: se si paragona, ad esempio, la vita dell’uomo ad una corda annodata, lo zen non propone all’uomo di aggiungere altri nodi, vale a dire di aggiungere nuovi “legami” di conoscenza e svariati poteri, bensì di liberare la corda per farla tornare in certo qual modo, dritta e liscia com’era in origine. Il vuoto zen è perciò il contrario del nulla.

Ogni nozione, ogni informazione, ogni schema e modello interpretativo che passiamo e che “insegniamo” ad usare durante la formazione, significa “aggiungere altri nodi alla corda”. Ho maturato la convinzione che alla base dello sviluppo dello shiatsu in Italia e alla diffusione dell’Accademia fosse proprio legato all’efficacia dello shiatsu proposto e alla semplicità del metodo di formazione basato sulla pratica dei kata a mente vuota. Semplicemente si formavano le persone accompagnandoli direttamente al secondo livello della realtà, liberando la corda dai nodi.

Penso di avere una controprova di quanto affermato dal fatto che alcune scuole fondate da istruttori usciti dall’ Accademia che, per sembrare più eruditi, hanno appesantito il programma con molte ore nozionistiche (anatomia, M.T.C. ecc.), pur mantenendo la pratica degli stessi kata, dopo un primo periodo di successo hanno conosciuto una stasi o un declino. E che la stessa Accademia, dopo il mio autopensionamento, ha conosciuto lo stesso processo. Altre realtà invece, mantenendo integro il metodo formativo originario, hanno continuato a crescere.

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A differenza (o meglio a completamento e integrazione) dei 2 livelli proposti da Random, se vogliamo schematizzare, a mio parere i livelli della realtà identificabili sono 3.

Sono consapevole che schematizzando operiamo una forzatura perché poi, nella vita reale, tutto si intreccia e si “spintona”, e i livelli della realtà nella vita concreta non sono isolabili; ma se vogliamo seguire Random nelle schematizzazioni astratte, come accennato sopra, possiamo identificare 3 livelli della realtà. Ovvero:

  1. La via della comprensione ovvero la via razionale (e lo studio scientifico e dell’M.T.C. sta qui dentro)

  2. La via del Ki (o Chi) ovvero la via dell’energia e della percezione

  3. La via del vuoto ovvero della ricostruzione della unità vitale

Come è magnificamente descritto nell’antico testo taoista ripreso sotto, che acquista significato solo dopo molti anni di pratica di una disciplina orientale evolutiva:

Prima di aver studiato Ch’an per molti anni, io vedevo le montagne come montagne e i fiumi come fiumi. Quando arrivai ad una conoscenza più profonda, mi accorsi che le montagne non sono montagne e i fiumi non sono fiumi. Ma adesso che sono pervenuto alla vera essenza delle cose, ……, io vedo nuovamente le montagne come montagne e i fiumi come fiumi.” Tao Yuan, Ch’uanTeng Lu (Cronaca della trasmissione della luce), 1004.

È una mirabile sintesi dei tre livelli/stadi/fasi della evoluzione personale; che possiamo ritrovare nella formazione e nella pratica della disciplina (shiatsu o altra che sia). Solo un praticante che abbia “assaggiato”, o meglio, vissuto il secondo e il terzo livello è in grado di aiutare un “apprendista” a percorrere il “do” di una pratica evolutiva. E a diventare un “vero” operatore professionale in DBN.

Ma su questo 3° livello scriveremo un’altra volta.

Claudio Parolin